Cavalleria rusticana

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Il progetto nasce da un’idea di Luigi Martelletta che per molti anni al teatro dell’Opera di Roma ha partecipato come danzatore a tantissime versioni del melodramma  di “Cavalleria rusticana”, la prima nel 1965 a soli 5 anni in una versione del regista Attilio Colonnello alle Terme di Caracalla di Roma.

Il contesto storico, la genesi, i retroscena e le polemiche, le stimolanti prospettive stilistiche della partitura, costantemente oscillanti tra conservazione e innovazione nei confronti del recente passato musicale italiano, il rivoluzionario taglio complessivo del lavoro, il fulmineo successo, infine, che, a partire dalla prima rappresentazione ancor oggi arride senza alcun cedimento all’atto unico Cavalleria rusticana, sono elementi talmente noti da costituire uno dei “casi” memorabili della storia della musica di tutti i tempi. La  regia si  è  concentrata  sulle delle tre donne: Santuzza, Lola e Mamma  Lucia, che condividono un unico uomo “Turiddu” ognuna con un amore diverso per lui. La vera tragedia breve ed intensa è la tragedia intima di Santuzza, nella sua inutile  ossessione per Turiddu,si abbassa moralmente, si umilia senza badare alle  conseguenze.  Solo il sangue finale laverà la macchia del peccato,lasciando vuota la  vita delle tre donne.

La Cavalleria Rusticana si ricollegava ad una nuova moda fin de siècle, il “verismo” che  mirava alla rappresentazione nuda e cruda, quasi eccessiva della realtà quotidiana, e per questo divenne una delle opere più popolari. Le sue melodie sono entrate a far  parte del repertorio popolare italiano. Ha il carattere popolare dell’azione: Amore, Gelosia e Vendetta mortale. Anche il  luogo ed epoca – un villaggio siciliano nel giorno  di Pasqua – sono tipicamente italiani in quanto la chiesa costituisce il centro visibile  della vita.